LA TIMPA DI ACIREALE

INFORMAZIONI GENERALI

LA STORIA, IL PAESAGGIO E L'UOMO

LA FLORA

LA FAUNA

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Denominazione: Riserva Naturale Orientata La Timpa di Acireale.
Provincia: Catania.
Comune: Acireale.
Estensione: Area Riserva (Zona A):
Ha 140,20; Area Preriserva (Zona B):
Ha 85,14; Totale: Ha 225,34.
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V), Fg. 270 IV NE; Carta Tecnica Regionale 1:10.000 Fogli nn. 625140; 625150; 624030.
Data dell’istituzione:
D.A. n. 149 del 23 aprile 1999.



NOTIZIE UTILI

Partendo da Catania, imboccare la SS 114 (CT-ME): la riserva è compresa tra Capomulini (dopo aver superato Aci Trezza) e Santa Maria degli Ammalati, che si trova presso l’ingresso sud di Acireale. 

La Timpa di Acireale:
il mare ai piedi dell’Etna

All’occhio affinato ed esperto, la Timpa di Acireale rivela la sua vera natura nella rassegna di fenomeni geovulcanologici naturali che riassumono la storia dell’Etna, il più grande vulcano europeo. Ultima propaggine di un complesso sistema di faglie a gradinate, che inizia sin dal cratere centrale sul versante est e che affonda le sue lave nel mare, la Timpa di Acireale si presenta come la sovrapposizione di strati eruttivi di varie epoche: agli affioramenti degli antichi terreni sedimentari si alternano le antiche lave grigio chiaro della prima formazione etnea e quelle grigio scuro, con i particolari cristalli di augite, della fase successiva. Seguono altri terreni lavici di epoche antiche e storiche fino alle più recenti.
La Timpa, che si estende per una decina di km lungo il litorale di Acireale, nella zona sud si innalza con pareti che vanno dai 10 agli 80 metri di altezza. Andando verso nord si trova la zona pianeggiante di Grotta delle Colonne, dove spettacolari basalti colonnari a sezione poligonale caratterizzano la parete. A nord le pareti a strapiombo raggiungono i 120 m s.l.m..
La Timpa ospita lembi di macchia mediterranea sempreverde: le specie sono poche e particolarmente adatte a colonizzare ambienti poveri e inospitali; le forme vegetali sono alberi e arbusti a foglie coriacee in grado di resistere alla disidratazione estiva. Questo è il regno dell’euforbia arborea che fiorisce in inverno e in estate rosseggia sulle lave scure, ormai priva di foglie. I dirupi più impervi sono tappezzati da cuscini di edera e di vitalba, cespugli di capperi e individui di ficodindia. La macchia è costituita dal carrubo e dall’alaterno, dal lentisco, dalla ginestra e dal mirto e, nei siti più impenetrabili, dalle lianose come la stracciabraghe e l’asparago pungente. I viottoli sono fiancheggiati da boschetti di ailanto e dal gelso da carta, specie esotiche introdotte dall’uomo. Nelle zone più basse e scoscese restano i terrazzamenti, destinati alle colture agricole ed oggi in gran parte abbandonati.
La Timpa, con i suoi frutti selvatici, offre alla fauna nutrimento sino ad autunno inoltrato. Le specie animali non sono molto numerose: nelle zone di macchia e tra i frutteti si rifugia l’occhiocotto, un uccellino dalle palpebre rosse, e la capinera, mentre la cinciallegra sfrutta anche le macchie di ailanto e di gelso. Nelle zone meno antropizzate vive l’istrice. Di notte, risuona il richiamo inconfondibile dell’assiolo. Sulle rive del mare, nei pressi delle calette che punteggiano la scogliera, caccia il martin pescatore. Durante la stagione migratoria, con un buon binocolo si possono avvistare aironi e grossi rapaci.

LA STORIA, IL PAESAGGIO E L'UOMO

La riserva insiste in un territorio che si è mantenuto particolarmente integro, in certi punti ancora incontaminato: la “costa dei limoni” offre uno spettacolo suggestivo ed estensioni dove l’occhio del visitatore può spaziare liberamente dall’Etna, alle coste calabresi, tra distese di agrumi, punteggiate da bei casali. Ai piedi della Timpa sorge la piccola frazione marinara di Santa Maria La Scala, raggiungibile anche da una ripida scalinata dalla quale si abbraccia una splendida vista panoramica. Il piccolo borgo di pescatori, miracolosamente intatto, è famoso per le sue acque limpide e per le spiagge sassose di pietra lavica.

I dintorni sono ameni e le escursioni piacevoli ed interessanti, a cominciare da Acireale. La cittadina, che sorge su di una terrazza lavica a strapiombo sul mare, sorge in una posizione ideale. Leggende classiche, come quella dei Ciclopi e quella dell’amore contrastato di Aci per Galatea, si raccontano e si intrecciano con la storia delle origini del centro abitato. Fondata su di un sito posto a sud dell’odierno, presumibilmente dai Greci, Akis divenne prospera e famosa sotto i Romani. Ancora oggi conserva di questo periodo materiali archeologici e le terme.
Aquilia, altro nome con cui era conosciuta, venne distrutta dall’eruzione e dal terremoto del 1169 e ricostruita dove si trova tutt’oggi, nel 1326, come Aquilia Nuova. Assoggettata dalla corona nel 1642, per decreto di Filippo IV di Spagna, divenne città demaniale col nome di Aci Reale. Durante il terremoto del 1693 subì danneggiamenti che non hanno alterato la struttura della città. L’impronta barocca si percepisce in ogni dove: cuore palpitante di questo centro è la magnifica piazza Duomo, di rara suggestione. La facciata della Basilica, stretta tra i due campanili, con cuspidi rivestite di ceramica policroma, è stata rimaneggiata agli inizi del ‘900; bellissimo il barocco portale marmoreo. Al suo interno, riccamente decorata, la cattedrale conserva numerose opere d’arte ed è arricchita da una meridiana inserita all’incrocio delle navate con i bracci del transetto. Da non dimenticare, tra le costruzioni significative di Acireale, la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea, una delle più ricche della Sicilia.
Il clima particolarmente favorevole e mite, le ricche costruzioni barocche da cui è intessuta, l’attività balneare, il carnevale, il più famoso dell’Isola, richiamano numerosi visitatori. Non va, infine, trascurata l’importanza delle acque termali di Acireale, conosciute fin dall’antichità, che ne fanno una celebre e frequentata stazione di cura.

Emergenze paesaggistiche

Belvedere di Santa Caterina: si raggiunge da Capomulini attraverso una stradina che si snoda tra fitti limoneti, case rurali e chiesette del XVI sec..
Cala delle Colonne: ai piedi della Timpa, area raggiungibile attraverso una scalinata.
Presepe del ‘700: all’interno di un antro lavico. Lungo la strada per S. Maria la Scala.
Le chiazzette: antico sentiero spagnolo del ‘600 che attraverso la timpa scende a zig-zag sino al mare di S. Maria La Scala.

La riserva della Timpa si estende per oltre 6 km, da Acque Grandi (a nord di Capomulini) sino alla frazione di Santa Maria degli Ammalati, sotto Acireale. L’area protetta comprende una striscia di costa lavica stretta tra il mare e la SS 114. Le pareti nella Timpa sono molto ripide, verticali a falesia, alte dai 10 ai 120 m. Dalle sommità si godono scorci panoramici di grande suggestione. Lungo il percorso si trova il borgo marinaro di Santa Tecla, rinomato per la gastronomia a base di pesce, di fronte al quale la Timpa digrada in una bassa costa ciottolosa, riprendendosi poi, ripidissima, a Santa Maria degli Ammalati, per riaddolcirsi successivamente.
La costa acese è chiamata Riviera dei limoni per le estese coltivazioni ad agrumeti, oggi in gran parte abbandonati, cui si accede attraverso un fitto reticolo di stradine cinte da antichi muri in pietra lavica. A testimonianza di questa attività contadina restano molte case rurali abbandonate di grande bellezza. Il visitatore potrà accedere facilmente alla riserva a partire da S. M. degli Ammalati, attraverso un sentiero che porta a un belvedere dal quale si apprezzano la bellezza del panorama e i forti contrasti fra la scura vegetazione di macchia ed i cromatismi delle lave. In certi punti è possibile scendere fino al mare per immergersi nelle scure e fredde acque dello Jonio.
Chi viene in visita alla Timpa può concedersi una romantica passeggiata al Belvedere di Santa Caterina, dedicarsi alla foto paesaggistica e all’osservazione degli uccelli. In alternativa si consiglia la passeggiata lungo la via Umberto di Acireale che attraversa il monumentale centro storico barocco della città, dove il palato può sublimarsi con le ottime granite di mandorla e gli squisiti cannoli di ricotta.
I basalti colonnari

Il paesaggio più suggestivo della Timpa, che ne giustifica la protezione integrale, è quello dei basalti colonnari che ne formano alcune pareti a strapiombo. Le rocce basaltiche sono il risultato di imponenti colate laviche compatte raffreddatesi lentamente nel tempo: i singoli flussi si solidificano mantenendo la loro individualità e la forma geometrica a “nido d’ape”, quella che comporta l’uso ottimale dello spazio. Pareti basaltiche caratterizzano i faraglioni delle Isole dei Ciclopi di Acitrezza e le Gole dell’Alcantara.
L’aspetto delle pareti colonnari è spettacolare e viene a nudo solo con frane ed erosioni che mettono allo scoperto grossi banchi lavici costituiti da rocce compatte. La forma colonnare delle rocce si ritrova nei fondali marini antistanti.

Le terme di S. Venera

Così chiamate perché le acque, sulfureo-salso-bromo-iodiche radioattive, provengono da una sorgente a 22° C in contrada S.Venera al Pozzo, dove affiorano i ruderi delle antiche Terme Xiphonie, forse costruite dai Greci, ma ingrandite dai Romani, esperti utilizzatori.
Nel medioevo alla fonte vennero attribuite proprietà miracolose perché proprio lì Santa Venera, patrona di Acireale, era stata martirizzata (II sec. d.C.). Nel 1873 fu costruito il nuovo stabilimento termale, che venne frequentato anche da personaggi famosi come Richard Wagner. Aperto tutto l’anno, cura le affezioni dell’apparato respiratorio, ginecologico e dell’orecchio; si praticano balneo e fango-terapia.

LA FLORA

L’euforbia arborea

Durante la stagione calda gli arbusti di questa pianta assumono la forma di candelabri ramificati legnosi di color rossiccio. Il fenomeno è conosciuto col nome di estivazione ed è una difesa contro l’aridità. L’euforbia è un arbusto di forma tondeggiante che in situazioni climatiche e geografiche particolarmente favorevoli, come quelle che caratterizzano la costa tirrenica, può raggiungere i 3 m d’altezza, assumendo una forma ad alberello.
Le foglie a forma lanceolata sono di colore verde chiaro; all’inizio dell’estate diventano rosse per poi cadere, lasciando sui rami legnosi una cicatrice fogliare.

La fioritura appare in forma di mazzolini di piccoli fiori di colore giallo-verde: quelli che ad un primo sguardo potrebbero apparire come petali in realtà sono brattee (foglie trasformate e colorate) che danno nel loro complesso l’illusione di un fiore (pseudofiore), mentre i veri fiori si limitano agli organi sessuali sporgenti all’incrocio fra le brattee fiorali. Lo pseudofiore prende il nome di ciato o ciazio a causa della sua forma a coppa.
Tutte le parti della pianta contengono un lattice urticante che sgorga alla rottura e può causare leggere irritazioni alla pelle. Cresce nei tratti più assolati delle coste siciliane, formando veri e propri aspetti di macchia nelle zone semirupestri assieme all’olivastro. La sua presenza, indice di mediterraneità, si trova nella fascia bassa della macchia (0-400 m s.l.m.). E’ frequente in Sicilia e Sardegna, mentre è più rara nella penisola.

 

LA FAUNA

L’occhiocotto

E’ un uccellino tipico della macchia mediterranea, inconfondibile per il cappuccio nero terminante sotto gli occhi, circondati da un anello rosso-mattone. Il piumaggio, grigio biancastro, sulla gola appare più bianco. Il suo canto è un lungo gorgheggio musicale che nelle situazioni di pericolo diventa un forte stridio. 


Il volo, irrequieto e frenetico, lo porta a spostarsi continuamente: vive nella gariga e nelle zone con vegetazione bassa e cespugliosa, ai margini di zone alberate, nel sottobosco in zone asciutte e ombrose o anche in ruderi. Si nutre di insetti e larve e in inverno completa la sua dieta con bacche. Nidifica in aprile e nell’arco di circa tre mesi effettua due covate di 3-4 uova ciascuna che si schiudono dopo circa quindici giorni. I pulcini si involano dopo altre due settimane. In Sicilia occupa la fascia che va dal livello del mare sino ai 1.300 m di quota, ed è uno dei pochi silvidi che ha colonizzato anche le isole circumsiciliane.